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martedì 15 gennaio 2008

48) E IL VECCHIO CONSIGLIERE IGINO AMA CIRCONDARSI DI COSE BELLE.

Venezia, 11 gen.

''Oltre che andare in tv, Galan venga anche in Consiglio a spiegare perche' ha deciso di non accettare neppure un sacchetto dei rifiuti campani''. L'invito viene dal consigliere veneto del Partito Democratico Igino Michieletto, il quale si chiede ''se si tratta, come al solito, del marketing politico di un presidente ostaggio della Lega e dei suoi egoismi, oppure se ci sono ragioni tecniche che rendono giustificabile la decisione''.
''Se Galan, con questa sua decisione, dimostrasse solo disinteresse per i problemi di altre parti del Paese - conclude Michieletto - saremmo di fronte a un gesto altamente irresponsabile''.

e così, dopo aver portato avanti le sue lotte a favore degli zingari e dei rom, il buon Igino si lamenta del fatto che qui (grazie Galan) non arriveranno immondizie napoletane.
Il senso estetico del consigliere del PD forse non è appagato se non imbratta il paese di spazzatura maleodorante prodotta dalla malagestione della sua sinistra, e non è contento se non vede zingari ladri accattoni e variopinti ai vari angoli delle strade; è appurato che il gusto trash ha molti seguaci, e forse l'ex sindaco è uno di questi.

Ognuno ha i propri gusti, ma le cose che piacciono a me le tengo a casa mia, non le propino ad una intera comunità. Chi ama zingari e immondizie dovrebbe ospitarli in casa propria o nel proprio giardino, curandosi di non disturbare la sensibilità artistica altrui.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

sigagni e scoasse fora da scorsè.

fronteveneto! ha detto...

Lavoro in acieme da tanti ani.
Da un pochi lezo contatori, ma ai inissi netavo casoneti.
Sigagni no ghe no mai visti lavorare! (No ghe ze dubi...)
Ladri (nei quartieri alti) quanti che te ghe ne vol e scoasse (in strada) tante!
El me coega forse no se ga fato capire...
Credo che el se riferisse al fato che un poche de scoasse (magari solo quele speciali...) staria ben portarle casa del Governator del Veneto.
Ma e nostre!
Anca e scoasse vol el so federaijsmo! O secession. Mejo ancora.
No quee del Basoijn o del Piegoraro!
Quele ghe le femo magnar o, mejo, ghe le fichemo intel cul!
Anca e scoasse vol i so Pacs o, mejo, i so Dico!
Marx...i de comunisti!
Napoetani e Veneti. Tuti uguali!

Asburgico ha detto...

NAPOLI LA ROVINA DELL'ITALIA

Rifiuti: se Napoli copiasse Venezia.

In laguna realizzato un grande impianto modello, al Sud è sempre emergenza.

Riuscirà Babbo Natale a raggiungere tutti i bambini facendosi largo con la
slitta tra montagne di spazzatura? Ecco il dubbio di tanti piccoli
napoletani. I quali, oltre al gran freddo che il buon Gesù ha mandato loro a
rendere meno fetida l'aria, avrebbero diritto ad avere in dono un po' meno
di ipocrisia. Cosa ci hanno raccontato, per anni e anni? Che il pattume
partenopeo, ammucchiato senza uno straccio di raccolta differenziata così
com'è («tale quale», in gergo) non può essere trattato, ripulito, riciclato,
trasformato in combustibile e bruciato.

Falso. Succede già. A Venezia. Dove lo stesso tipo di immondizia viene
smaltito senza problemi dal più grande impianto europeo di Cdr (Combustibile
Derivato dai Rifiuti) che manda in discarica solo il 6% di quello che arriva
coi camion e le chiatte. E dov'è l'inceneritore? Dov'è questo mostro orrendo
le cui fiamme fanno inorridire i campani che da anni, dipingendosi già
avvolti dai fumi neri della morte, si ribellano all'idea di ospitarne
qualcuno? A tre chilometri dalle bancarelle del mercato di Marghera. A
cinque da Mestre. A otto dal campanile di San Marco. Senza che nessuno,
neppure il gruppuscolo ambientalista più duro e puro e amante delle
farfalle, abbia mai fatto una manifestazione, un corteo, una marcetta, un
cartellone di protesta. Prova provata, se ancora ce ne fosse bisogno, che
sotto il Vesuvio sono troppi a giocare sporco.

Pare una clinica, l'impianto in riva alla laguna, ai margini di Marghera. La
bolzanina «Ladurner» l'ha costruito (dal primo scavo nel terreno al
fissaggio degli interruttori elettrici) in dodici mesi. Contro i millenni
necessari, non per l'indolenza delle persone quanto per la rete di veti e
ricatti, nella sventurata Campania che, stando ai dati Apat, rappresenta da
sola il 43% del territorio italiano inquinato dallo smaltimento scriteriato,
o addirittura criminale, della «munnezza». Impianto pulito. Silenzioso.
Efficiente. Apparentemente quasi deserto. «Quanti dipendenti? Meno di un
centinaio. Al Cdr, su tutto il ciclo, 28 persone», spiega Fiorenzo Garda,
dell'azienda altoatesina. Sei in meno di quanti bivaccano al call-center
napoletano del Pan (Protezione ambiente e natura) dove, stando al rapporto
della commissione parlamentare, ogni centralinista riceve mediamente una
telefonata a testa alla settimana.

Ventotto persone che, scivolando tra capannoni, rampe e officine, ricevono
ogni giorno i rifiuti urbani di Venezia (comprese Mestre, Marghera, le
isole), Chioggia e larga parte della Riviera del Brenta per un totale di
300mila persone. Meglio: per un totale equivalente a una popolazione di
300mila abitanti. La Serenissima è infatti una città speciale per almeno due
motivi. Il primo è che, scesa nei decenni a 50mila residenti, accoglie ogni
anno quasi 20 milioni di turisti (meglio: 20 milioni di presenze
giornaliere, per una media di circa 55mila abitanti supplementari al giorno
con punte di 150mila) ai quali è praticamente impossibile imporre la
raccolta differenziata. Il secondo è che un conto è portar via la campana
della carta e del vetro coi camion in terraferma (dove la «differenziata»
sta mediamente al 45%) e un altro con le barche nei canali.

Risultato: le «scoasse» veneziane sono uguali alla «munnezza» napoletana.
Con più nero di seppia e meno pummarola, ma uguali. E infatti, caricate
sulle barche a da lì trasbordate su enormi chiatte alle spalle della
Giudecca, quando arrivano alle banchine di Marghera potrebbero essere
perfettamente confuse con quelle che vengono scaricate dai camion nelle
fosse dantesche degli impianti partenopei. È lì che i destini si dividono.

I rifiuti campani, in attesa dei termovalorizzatori (quello di Acerra che
doveva essere acceso a ottobre, dopo 14 anni dalla prima dichiarazione di
emergenza, è bloccato dall'inchiesta dei giudici e i lavori per quello di
Santa Maria La Fossa devono ancora cominciare) vengono imballati alla meno
peggio e ammassati in gigantesche piramidi su terreni comprati a prezzi
sempre più folli, con misteriosi rincari anche del 500% in dodici ore.
Piramidi che ormai stoccano sette milioni di tonnellate di «ecoballe» (che
«eco» non sono) le quali potrebbero, se allineate, coprire la distanza che
c'è da Parigi a New York. Una situazione esplosiva. Che costringe da anni i
commissari via via nominati a recuperare nuove discariche (l'ultima è a
Serre, a 102 chilometri dal capoluogo campano e per farla hanno buttato giù
centinaia di querce) o a riaprirne di chiuse sfidando la collera degli
abitanti. Collera spesso accesa dalla camorra, che vede a rischio i suoi
affari. Che si nutrono proprio dell'emergenza campana. Costata fino ad oggi
almeno un miliardo e duecento milioni di euro. I rifiuti veneziani no,
quelli i soldi, agli azionisti pubblici, li fanno guadagnare. Dice Gianni
Teardo, responsabile tecnico degli impianti, che quest'anno il complesso di
Marghera, costato 95 milioni di euro (un dodicesimo dei soldi spesi in
Campania) va in attivo. Spiegare come la spazzatura venga «bollita» per una
settimana in enormi cassoni («biocelle »), asciugata, sminuzzata, passata al
setaccio per separare quello che può essere riciclato tra i metalli, la
plastica o la carta, sarebbe lungo. Basti sapere che, mettendo insieme
questo lavoro con quello a monte della raccolta differenziata e poi una
seconda e una terza operazione di filtraggio, l'impianto veneziano si vanta
di mandare in discarica nell'entroterra di Chioggia solo il 6% del pattume
trattato. Che dovrebbe essere ridotto entro un paio di anni al 3%. «Anche se
puntiamo a ridurlo ancora, fino ad azzerare il ricorso alla discarica ».

Ferri, plastiche e carta vengono venduti sul mercato. La metà del Cdr
prodotto e compattato in «brichette » simili a corti bastoncini è ceduto
all'Enel che lo brucia al posto del carbone per fare energia. Tutto ciò che
può essere usato allo scopo diventa «compost» per fecondare i terreni troppo
sfruttati e in fase di desertificazione. E quel che resta, infine, viene
bruciato.

Direte: oddio, vicino a Venezia! Esatto: in faccia a Venezia. Senza una
protesta. Sotto il controllo dell'Arpav. Con un rapporto giornaliero sui
fumi emessi. E sapete cosa salta fuori, a vedere i dati certificati dalle
autorità sanitarie? Che un inceneritore di ultima generazione come quello
veneziano, tra filtri e controfiltri, sta molto al di sotto dei limiti
fissati, che sono da cinque a quindici volte più rigidi rispetto a quelli
delle centrali termoelettriche o dei cementifici. Ma c'è di più. Fatti i
conti, quel camino che smaltisce ciò che resta dei rifiuti di 300mila
abitanti butta nell'aria ogni ora circa 60mila milligrammi di polveri. Pari
a quanti ne escono, stando alle tabelle Ue, dai tubi di scappamento di
quindici automobili di tipo Euro2. Per non dire di quelle più vecchie, che
inquinano infinitamente di più. Direte: e se queste polveri fossero più
aggressive? Massì, esageriamo: ogni camino come quello di Marghera inquina
come una cinquantina di auto Euro2. E sapete quante ce ne sono, in Campania,
di auto così o più vecchie e inquinanti? Oltre 2 milioni e 200mila. Pari a
44mila inceneritori come quello di Marghera.

Gian Antonio Stella
22 dicembre 2007

Anonimo ha detto...

igino dovrebbe cominciare a faare qualcosa per scorzè e non sempre per gli zingari. Per sto paese non ha mai fatto niente ma la gente comincia a stancarsi di lui e dei suoi amici. Hanno in testa biciclette e sigagni con tutti i problemi che ha questo paese. Vuole la 515 in mezzo alle case alla faccia dei suoi cittadini, praticamente è contro il bene del paese. E va continuamente in televisione a farci fare figuracce.

d. ha detto...

se fosse pa igino scorsè saria na pattumiera piena de sigagni e porcaria.

Varda napoi e tute e città de sinistra come che e ze ciapae, ze ora de fare neto.

Anonimo ha detto...

Domanda: i rifiuti tossici che il nordest inviava in Campania grazie ai servizi della camorra , come li smaltisce ora?

d. ha detto...

sarebbe assurdo che dal nordovest siano finiti in campania per poi arrivare nel nordest.

Anonimo ha detto...

METTESSERO I 2000 SPAZZINI DISOCCUPATI A DIVIDERE PLASICA UMIDO E SECCO.