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mercoledì 3 settembre 2008

140) LA RUSSIA NON STA AI PATTI: spero che il mondo occidentale prenda provvedimenti.


Siamo tornati al terrore... ma mi chiedo cosa sarebbe successo se al posto della russia tale comportamento fosse stato tenuto da un paese occidentale... e la stampa dice che è tutto risolto...
Nel mondo ci sono guerre che durano da vent'anni e che sono iniziate per molto meno... ma al posto di Georgia, Tbilisi e paesi poveri c'erano gli emiri del petrolio....

SENZA PAROLE..... (sconsiglio ai deboli di stomaco di cliccare la scritta in cirillico)

ЗЛОЧИНИ МОСКВИ НА КАВКАЗЬКІЙ ЗЕМЛІ. ВІЧНА СЛАВА ЗАГИБЛИМ СИНАМ ГРУЗІЇ!

14 commenti:

Mah... ha detto...

Domanda:
in base a quali normative del diritto internazionale é possibile rendere il Kossovo indipendente, mentre Ossezia del sud e Abkhazia dovrebbero rimanere ancorate ad uno stato che culturalmente e storicamente non é il loro?
Forse quella norma non scritta, ma sempre valida, in base alla quale il primo può dichiararsi indipendente perché appoggiato dagli USA e le altre due no?
La guerra é sempre sbagliata, ma la libertà ha il suo prezzo.

Anonimo ha detto...

Padania libera

† J.Camilo † ha detto...

Hello, Greetings of colombia, thanks for visit mi blog ^^

your blog is very interesting. bye

Tigis ha detto...

hello, good morning here in Indonesia. I'm not sure whether it's night or afternoon in Italy.
Thx for dropping by to my shoutmix. I hope we can visit each other frequently in the future. You're the first european visitor who bother to drop some message :)
I'm not sure what really happens there in Russia. Seems like once you give freedom to some state then it'll be followed by others. In Indonesia we had one state celebrated their freedom, I bet you know what it is, yup East Timor. Now I think the government can make the remaining states steady without any security approach. I believe persuasive way, intensive discussions, heart to heart talk, are more effective than violence involving military. I can't understand Italian language so I hope my comments relates to your post :)
Btw, what's your name actually.

Gilgamesh ha detto...

"mah" ha perfettamente ragione.
La legalità internazionale non si può invocare a uso e consumo per interessi unilaterali. Dopo Kosovo e Iraq nessuno ha l'autorevolezza per criticare la Russia. Ce la prendiamo nel culo tutti, questo sì che è certo.

Asburgico ha detto...

Sicuramente i metodi bellicosi della Russia sono da deprecare, però Putin ha ragione quando dice che con l'indipendenza del Kossovo si é creato un precedente che consentirà a qualsiasi provinciuccola europea, e non solo, di ottenere l'indipendenza con un semplice referendum e con anche solamente uno stato estero che si prenda la briga di riconoscerla.
Come venetista sono contento, perché così aumentano le speranze che un giorno si possa fare altrettanto in Veneto, o almeno in Padania, però quella regola deve valere per tutti senza eccezioni, e soprattutto senza che si debba sempre e solo dipendere dalle simpatie per e degli americani.

Anonimo ha detto...

Vedo che il deprecato Asburgico, tante volte avversario dialettico in queste pagine, non la pensa poi così diversamente da me, anche se usa purtroppo le lenti deformanti del padanesimo...
sarebbe bello verificare questa ipotesi storica: con la restaurazione post-napoleonica (1817, o giù di lì), tutti gli stati sono ritornati in possesso dei loro possedimenti anteriori, tutti tranne Venezia. come mai? Forse la nostra serenissima era l'unica nazione a non essere impegolata con la massoneria? O forse perchè era l'unica repubblica? Mah...
Circa la Russia, mi compiaccio del fatto che altri deprecati leghisti ci vedano chiaro. Peccato per Gabry, ma la grancassa mediatica è a senso unico, e anche i migliori possono sbagliare.
Dietro i casini della Georgia ci sono USA e Israele, il passaggio di oleodotti che evitino i confini russi, e la possibilità di attaccare l'Iran da posizioni più facili e vantagigose. Tra i georgiani catturati, sono stati presi anche militari americani (addestratori?), e abbondante attrezzatura militare americana ed israeliana. Su ordine di chi erano lì? Fonti di un certo tipo, poi, affermano che la Georgia doveva fungere da punto di partenza perchè Israele sferrasse un attacco all'IRan (ricordate gli aiuti umanitari di qualche giorno fa giunti in Georgia con cacciatorpedinieri e navi da guerra?). La reazione della Russia si è inquadrata in una dinamica di questo tipo: tutelare i propri cittadini in Ossezia e Abkazia, ed evitare l'ennesimo gioco sporco ai suoi confini per stringerla alle corde. In fondo gli USA finanziano abbondantemente ONG che lottano per i diritti civili, libera stampa, associazioni culturali pro questo e pro quello,... un Report d qualche mese fa lo documentava bene.
Il governo della Georgia, costituito da santi che trattano le minoranze (anche politiche) "con i guanti", ha al proprio interno 3 ministri con passaporto israeliano.
Farneticazioni? Se siete curiosi o scettici, vi posto alcuni articoli. Tanto per informare e, mica per fare polemica. Quanto all'informazione, se vi rivolgete a http://www.russiatoday.com/en, trovate articoli in inglese.

Anonimo ha detto...

son quello di prima. tanto per togliere qualche curiosità. L'ho appena letto.

«In base ad un accordo segreto fra Israele e Georgia, due campi d’aviazione militari nella Georgia meridionale erano stati assegnati ai bombardieri israeliani per un attacco preventivo contro le installazioni nucleari dell’Iran. Ciò riduce notevolmente la distanza che i caccia-bombardieri devono coprire per raggiungere i loro bersagli in Iran».

Stavolta a scriverlo nero su bianco non è un complottista marginale. E’ Arnaud De Borchgrave, storico direttore del Washington Times ed ora, in tarda età, «editor-at-large» (ossia direttore non esecutivo, ma libero commentatore) dell’agenzia internazionale UPI. Un personaggio con ottimi agganci con servizi segreti, in primo luogo francesi.

Ora egli conferma: Israele ha addestrato ed armato i georgiani, e si è fatta pagare (in parte) facendosi concedere due basi militari avanzate contro Teheran. S’intende che i caccia-bombardieri israeliani, per raggiungere le loro basi in Georgia, avrebbero dovuto «sorvolare lo spazio aereo della Turchia».

«L’attacco ordinato da Saakashvili contro il Sud-Ossezia la notte del 7 agosto», aggiunge De Borchgrave, «ha dato ai russi il pretesto per ordinare alle sue forze speciali di fare incursione in queste basi isrealiane, dove si dice che sono stati catturati diversi droni israeliani. E’ dubbio che l’IAF (Israeli Air Force) possa ancora contare su queste basi», dice sardonico.
Al pubblico americano, De Borchgrave rivela diversi particolari:

Che il «ministro della Difesa georgiana Davit Kezerashvili è un ex-israeliano che si è trasferito per facilitare le vendite di armi israeliane con l’aiuto degli USA».

Che «il primo ministro Vladimir Gurgenidze», prima dell’attacco, «ha fatto una telefonata in Israele per chiedere una benedizione speciale al più importante rabbino degli haredim, rabbi Aaron Leib Steinman».

Che «da Israele arriva il maggiore Roni Milo, ex ministro e sindaco di Tel Aviv, con suo fratello Shlomo, in qualità di rappresentanti della Elbit Systems, e delle Israeli Military Industries». Sono i droni fabbricati dalla Elbit ad «aver condotto i voli di ricognizione nelle Russia meridionale, e anche nel vicino Iran».

Che il «ministro georgiano Temur Yakobashvili, un ebreo secondo Haaretz (quotidiano israeliano), si è fatto intervistare dalla radio dell’armata israeliana per vantarsi, alquanto improbabilmente, che «un piccolo gruppo dei nostri uomini sono stati capaci di spazzar via una intera divisione russa, grazie all’addestramento israeliano».

Il generale Anatoly Nogovitsyn, vice-capo di stato maggiore russo, ha infatti confermato in una conferenza-stampa a Mosca che l’aiuto israeliano alla Georgia comprendeva «otto tipi di veicoli militari, esplosivi, mine ed esplosivi speciali per pulire i campi minati», e in più «un numero di istruttori israeliani distaccati presso la milizia georgiana valutato tra i 100 e i mille. Oltre ai 110 militari Usa impegnati nell’addestramento in Georgia».

De Borchgrave ricorda che a luglio era avvenuta l’esercitazione Usa-georgiana «Immediate Response 2008», durante la quale «2000 soldati Usa erano stati trasportati in Georgia», lasciando capire che tale esercitazione serviva a preparare, e a mascherare, l’attacco a sorpresa al Sud Ossezia.

Invece la sorpresa l’hanno fatta i russi. Perchè - e qui De Borchgrave fornisce informazioni molto interessanti, di sue fonti - agenti doppi russi, «che in apparenza lavorano per i georgiani», hanno riferito a chi di dovere delle «fantasie militariste dell’impetuoso Saakashvili»; d’altra parte, gli Stati Uniti non avevano sufficiente «capacità di spionaggio satellitare, già stra-impegnatoo nelle guerre in Iraq e Afghanistan».

Sicchè nè gli uni nè gli altri «si sono accorti che le forze russe erano pronte ad una risposta immediata e massiccia all’attacco in Sud-Ossezia, che Mosca sapeva (in anticipo) imminente».

Quando poi la sorpresa si è trasformata in rotta, l’ambasciatore georgiano a Gerusalemme ha chiesto disperatamente di «far pressione su Mosca». Ottenendo la seguente risposta: «L’indirizzo per questo tipo di pressioni è Washington». Che, come sappiamo, esegue. Israele, a quel punto, era allarmatissima di non guastarsi del tutto con Mosca: la Russia può creargli molti guai, fornendo armamento all’Iran alla Siria, a Hezbollah.

Il fatto è, conclude sarcastico De Borchgrave, che Saakashvili era convinto che gli USA l’avrebbero sostenuto totalmente nella sua guerricciola, correndo in suo aiuto contro la Russia, come «se la Georgia fosse l’Israele del Caucaso». Ovviamente gli USA non hanno potuto fare altro che qualche borborigmo minaccioso, e qualche provocazione inutile, come mandare aiuti «umanitari» ai georgiani su navi da guerra. Ottenendo anche qui una mezza umiliazione.

La Turchia, che controlla lo stretto del Bosforo, ha rifiutato il passaggio di navi da guerra americane di grande tonnellaggio nel Mar Nero, come ha il diritto di fare in base alla Comvenzione di Montreux, un trattato internazionale del 1936.
Il che conferma perchè la Turchia «non merita» di entrare nella UE: ha troppa dignità, troppo senso del proprio interesse nazionale, per entrare in questa conigliaia di servi spaventati di Usrael (USA + Israele).

Un collega, ottima fonte, mi dice che anche la UE hanno finanziato l’armamento della Georgia, attraverso denari etichettati come «fondi per lo sviluppo». Naturalmente è una notizia incontrollabile per principio, dati i labirinti del bilancio eurocratico, dove la pratica di nascondere le voci sotto altre voci è una forma d’arte. Ma è del tutto credibile.

Il che spiega perchè le truppe russe non hanno fretta di lasciare la Georgia. E perechè la UE ha alzato il ditino moralistico contro Mosca, ma per poi farle sapere (dopo consultazini sottobanco) che non la isolerà nè eleverà sanzioni contro la Russia; annuncio che è stato accolto a Mosca con sardonica soddisfazione. Perchè tutti capiscono che le sanzioni, sono loro che le possono applicare a noi, tagiandoci il petrolio in inverno.

Così abbiamo fatto anche questa figura: dei deboli ridicoli e doppiogiochisti, per non aver avuto il coraggio di affermare che la ragione stava dalla parte di Putin, e che Israele e gli americani devono smettere di provocare e intrigare «out of area», mettendo in pericolo il mondo. Forse siamo noi che dovremmo chiedere l’entrata nella Turchia...

L'Europa si sta rivelando sempre di più un'accolta di servi e maggiordomi di altre potenze. E in Italia è ancora peggio, che sia Prodi, Veltroni o Berlusca, poco conta. Quanto a Bossi, se fosse un politico vero forse sarebbe più efficace. Ma è solo uno che sbraita.

Anonimo ha detto...

Un giornalista della CNN intervista Putin. qui una risposta piuttosto didascalica.

D. Questa questione relativa alla storia della Russia imperiale è veramente importante, interessante e attuale perchè, come conseguenza del conflitto che c’è stato, in molti Paesi delle ex-repubbliche dell’Unione Sovietica molti si chiedono cosa succederà.
Per esempio questo è particolarmente attuale per l’Ucraina, dove molta parte della popolazione ucraina è di origine russa. In Moldova, nell Asia Centrale, negli Stati Baltici si fanno di queste domande. Può lei garantire che cose del genere non accadranno mai più e che non prenderete mai più decisioni del genere nei confronti di altri vicini della Russia?

R. Protesto decisamente contro la formulazione della domanda. Non siamo noi che dobbiamo garantire che non attaccheremo nessuno. Siamo noi che esigiamo la garanzia da altri, che non ci attacchino più e non uccidano i nostri cittadini. Stanno cercando di farci passare per aggressori.
Ho portato con me la cronologia dei fatti accaduti i giorni 7, 8 e 9. Il giorno 7 alle 14.42 gli ufficiali georgiani, che si trovavano al reggimento delle Forze Miste per il mantenimento della pace, hanno abbandonato la postazione, sono andati via da dove c’erano anche i nostri soldati insieme a quelli georgiani e ossetini, con la scusa di aver avuto un comando dal proprio esercito.
Hanno abbandonato il luogo di servizio lasciando i nostri soldati lì da soli, e non sono più tornati fino all’inizio dei combattimenti. Dopo un’ora è iniziato il fuoco dell’artiglieria pesante.
Alle ore 22 e 35 minuti è inziato il fuoco massivo su Tskhinvali. Alle 22.50 è iniziato lo sbarco dei reparti terrestri dell’esercito georgiano nella zona dei combattimenti. Contemporaneamente nelle prossime vicinanze sono stati impiantati gli ospedali da campo georgiani. Alle ore 23 e 30 minuti il signor Kruashvili, generale di brigata, comandante del contingente di pace della Georgia, ha dichiarato pubblicamente, davanti alle telecamere, che la Georgia ha preso la decisione di iniziare la guerra contro l’Ossezia del Sud; in quel momento noi abbiamo cercato di metterci in contatto con la leadership georgiana, e tutti ci hanno rifiutato questo contatto con loro. Alle ore 0 e 45 minuti del giorno 8, Kruashvili ha ripetuto la stessa cosa ancora una volta.
Alle ore 5 e 20 minuti le colonne dei carri armati delle truppe georgiane hanno iniziato ad attaccare Tskhinvali, e ancora prima è stato inferto un colpo massivo da sistema “Grad” e noi abbiamo accusato le prime perdite del nostro contingente.
Come lei sa, in quel momento io mi trovavo a Pechino ed ebbi la possiblità di parlare direttamente con il presidente degli Stati Uniti. Gli dissi che non avevamo la possibilità di metterci in contatto con il governo georgiano, ma che uno dei dirigenti delle Forze Armate della Georgia aveva dichiarato che loro avevano incominciato la guerra contro l’Ossezia del Sud.
George mi ha risposto, e questo io l’ho già detto pubblicamente, che nessuno vuole la guerra.
Noi abbiamo sperato che l’Amministrazione USA si sarebbe intromessa nel conflitto e avrebbe arrestato l’aggresione del governo georgiano. Ma non è successo nulla di simile.
E non solo, già alle 12 ora locale, le truppe dell’esercito della Georgia hanno preso la cittadella del contingente di pace a sud di Tskhnvali, detta “Zona Sud”, e i nostri soldati, lì sono stati obbligati con un proprozione di 1 a 6 in favore della Georgia a spostarsi nel centro della città. Aggiungo che i nostri soldati non avevano armi pesanti, e quello che c’era, è stato sùbito annientato con il primo attacco di artiglieria pesante. Sotto uno dei colpi, sono morti subito 10 dei nostri soldati.
Poi è iniziato l’attacco alla parte nord della cittadella del contingente di pace. Ecco ora le leggo il rapporto della postazione del Comando Centrale: “Allo stato dei fatti delle ore 12 e 30 minuti il battaglione del contingente di pace della Federazione Russa, dislocato nella parte nord della città, ha respinto cinque attacchi e continua i combattimenti”.
In questo stesso momento l’aviazione georgiana ha gettato bombe sulla città di Giava, che si trova fuori dalla zona di combattimento, nel centro dell’Ossezia del Sud.
Chi ha attaccato chi? Noi non abbiamo intenzione di attaccare nessuno e non vogliamo fare la guerra con nessuno.
Io, essendo stato presidente per otto anni, spesso sentivo sempre la stessa domanda: quale posto la Russia ritiene di avere nel mondo, dove essa si colloca, qual’è il suo posto? Noi siano uno Stato pacifico e vogliamo collaborare con tutti i nostri vicini e con tutti i nostri partner. Ma se qualcuno pensa che è possible ammazzarci, che il nostro posto è al cimitero, allora queste persone devono riflettere sulle consegueze che una simile politica avrà su di loro.

Asburgico ha detto...

sulle conseguenze del Trattato di Campoformio, prima, e del Congresso di Vienna poi, nei confronti di Venezia, vedo che la pensiamo all'incirca alla stessa maniera. (all'incirca perché, da bravi veneti, siamo stati capaci di gettarci dalla padella nella brace...).
Comunque, quelle che tu chiami "lenti deformanti del padanesimo" non rappresentano altro, almeno per ciò che mi riguarda, che la consapevolezza giuridica della effettiva portata delle riforme costituzionali, da un lato, e delle iniziative riformiste di natura popolare, dall'altro, in un paese come l'italia, cementificata in un sistema costituzionale che nella storia ha dimostrato di non sapersi piegare né da una parte, né dall'altra.
Capacità mista a volontà, senza dubbio, ma il fango é sempre quello, qualsivoglia nome gli si attribuisca.
In poche parole, quelle forme preoccupanti di masturbazione mentale in cui cadono tante brave e rispettabili persone che conosco ed ammiro, specialmente durante i talk show in certe reti televisive locali, secondo cui basterebbe alzare un po' la voce o raccogliere firme affinché l'Onu sia costretta a restituire la sovranità al Veneto, magari col Doge ed il Maggior Consiglio a seguito, a mio avviso sono più dannose di qualsiasi forma di colonialismo italiota.
Le battaglie si devono fare all'interno del sistema, disse qualcuno, e questa é la linea da seguire.
Sulla Russia, io non ho grande passione per le teorie dei complotti, della Cia che abbatte le torri, di Kubrik che gira il film dell'Apollo 11, dell'Area 51 e menate varie.
Mi limito a dire che esistono disposizioni di natura internazionale che vengono regolarmente disattese e, come giustamente dici, l'UE resta a guardare.
L'UE che, a detta di qualcuno, sarebbe stata la soluzione a tutti i nostri problemi...

serenissimo ha detto...

Perche nessuno ha proposto un referendum per decidere l'indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia? Mi sembra la strada piu giusta, se tutto si compie regolarmente

Anonimo ha detto...

Del diritto internazionale mi fido poco. Anzi, per niente. Lo stato, come è configurato al giorno d'oggi, è l'unica incarnazione reale dell'uomo allo stato di natura di rousseauiana memoria. Dove può prende. Dove non può, cerca un alleato grosso per sentirsi coperto. Se sei piccolo e rimani da solo, prima o poi ti mangiano, sempre che non te ne stai in un angolino senza rompere i maroni. De Gaulle voleva prendersi il Principato di Monaco. Tanto, diceva, è solo una banca. Forse si è fermato prima perchè non en valeva la pena. Se sei uno stato grosso che vuole andare contro un altro stato grosso, si cerca di far fare brutta figura all'avversario, creando movimenti di opinione. O come dice una regola basilare di geopolitica, se sei il più grosso, attacca (commercialmente, finanziariamente, politicamente, ...) il tuo primo rivale, e cerca di stringere rapporti con il 3°, il 4°, e così via. Ecco, l'arte di creare movimenti di opinione per indurre chicchessia a fare quello che si vuole si chiama diritto internazionale. Quando F. Fukuyama scrisse "La fine della Storia" verso il '90 intendeva proprio questo: caduto il muro ed il comunismo, rimaneva solamente un grande stato al mondo, e la sua ideologia (il liberismo di mercato). Quindi rimaneva un solo stato forte, e niente lo avrebbe potuto legare o fermare.
Il diritto internazionale è uno stato di coscienza per cui uno (esempio, USA, Israele, ...) più forte di te (esempio, Europa) ti ordina di dire pirla a qualcuno. Se questo qualcuno si scompone, si guarda attorno e si vergogna, diciamo che riconosce il diritto internazionale. Se costui non si sposta di un millimetro perchè ha le sue buone ragioni e i suoi interessi, oltre che forza sufficiente, ecco che rende evidente cosa sia il diritto internazionale. I criminali Serbi sono stati giudicati in Olanda perchè noi europei godiamo nel dimostrarci i primi della classe, a mettere in piedi procedure e baldacchini amministrativi. Saddam gli americani se lo sono preso ed ammazzato. Non si potevano mica permettere che dicesse cose scomode. Perchè non l'hanno portato a L'Aja? Perchè sono i più forti, e fanno quello che vogliono. Voglio vedere chi perseguirà l'amministrazione Bush per le troiate che ha fatto.
Basti considerare che per far fronte ai problemi interni dettati dalla crisi dei mutui, dei posti di lavoro, dai fallimenti delle municipalità e dei fondi pensione, Bush ha fatto costruire... dozzine di campi di detenzione con lo scopo di rinchiudere eventuali oppositori o manifestanti. Libera, però, sta America.

Anonimo ha detto...

Una considerazione personale sulla visione geopolitica del nostro paese.
Da italiano la cosa scandalosa secondo me è la seguente: in campagna elettorale ambedue gli schieramenti hanno relegato la politica estera non dico in seconda, bensì in decima posizione! Ed i fatti recenti della Georgia confermano la mentalità tipicamente provinciale italiana.
E' vero che abbiamo infiniti problemi interni ma, se vogliamo rilanciare la nostra economia, una politica estera coerente è prioritaria. Avere una politica estera vuol dire, nei limiti del possibile, cercare di non essere semplici burattinai, e di avere una propira visione nazionale o, perchè no, europea. L'importante è che sia coerente e basata su una scala di priorità. Le missioni internazionali dell'Italia come vengono decise? Per vanità? Per diffendere interessi nazionali? Per motivi etici? Se vogliamo mandare i militari all'estero, abbiamo un esercito adeguato? Le riforme di tale strumento sono state attuate? La questione è sempre la stessa, l'italiano medio (ma anche la sua clasee dirigente) sono completamente ignoranti per quanto riguarda l'estero. Adesso si parla della Georgia: le forniture di armi, gli istruttori occidentali, la richiesta di partnership con la Nato... erano tutte cose note da tempo. Ma qualcuno ha mai solleto un serio dibattito per sapere se veramente la Nato ha interessi nel Caucaso? Pochi anni fa i nostri politicanti hanno perfino affermato che un giorno anche la Russia dovrebbe entrare nella Nato e nella Ue. Certo! Così se un giorno Russia e Cina avranno una qualche contesa per qualche estensione di foresta siberiana, cose già viste in passato, dovremmo considerarlo come un problema essenziale per la nostra sicurezza. Continuo a dirlo: l'Italia deve smettere di considerare la politica estera come uno scatolone di demagogia, incoerenza ed ignoranza. E' con la costanza e la serietà che si sviluppano proficui rapporti commerciali e di rispetto.

Anonimo ha detto...

il fatto è, caro anonimo, che l'Italia, come il resto dell'Europa, non è fatta di burattinai, ma di burattini. Anche se con la Russia (non sono berlusconiano!!) mi sembra si stia muovendo in maniera molto più coraggiosa e fuori delle fila del resto del continente. Speriamo, almeno qui, di fare una certa figura buona, di fronte alla storia.